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Dieta: siamo quello che mangiamo. I consigli della dott.ssa Silvia Sanfilippo

pubblicato il 12/02/2018

dieta piano alimentare

Siamo ancora in inverno ma già si comincia a pensare all’estate. Ed ecco ad un tratto il così temuto specchio metterci di fronte alla realtà dei fatti: in un anno qualcosa è cambiato e non ce ne siamo proprio resi conto. Qualcosa ci è sfuggito di mano. Questo “qualcosa” ha a che fare con le nostre abitudini, con il cosiddetto “lifestyle”, ossia nutrizione, attività fisica, riposo notturno, meditazione… tutti fattori sempre più penalizzati dallo stress dei tempi attuali, a scapito della nostra salute, attuale e futura.
Noi siamo ciò che mangiamo: eppure ancora tanta gente continua a non tenerne conto, finché non si ritrova con chili di peso e centimetri di troppo da eliminare.

Ma perché “centimetri”? Perché parliamo di circonferenze?

Ciò che dice il metro è molto importante perché rispecchia la distribuzione della massa grassa, cioè la reale distribuzione del nostro peso. Le circonferenze in questione, che riflettono il nostro stato globale, sono nello specifico: l’ombelicale, quella del collo, della radice della coscia, mediana della coscia e patellare (sopra il ginocchio).
In particolar modo la circonferenza ombelicale è un indice del grasso viscerale e dunque del rischio di sviluppare malattie cardiovascolari e metaboliche. Un paziente maschio con tale parametro superiore ai 98 cm, o donna superiore agli 85 cm, presenta già un aumento del suddetto rischio.
Nelle donne si ha una tendenza all’accumulo adiposo su fianchi, glutei e gambe. La misura delle circonferenze in tali regioni aiuta a capire il rapporto tra massa grassa e massa magra.
Molte ragazze giungono alla mia osservazione con un’evidente sproporzione tra vita e fianchi e aumentate circonferenze della coscia. Questa condizione, oltre a essere dovuta a fattori costituzionali atavici, è sicuramente aggravata dall’eccessivo introito alimentare con carenza di nutrienti funzionali. Può anche verificarsi insieme a una serie di manifestazioni cliniche, per via della cosiddetta predominanza estrogenica, cioè a uno squilibrio degli ormoni gonadici, non sempre dovuto a un eccesso di estrogeni ma talvolta a una carenza di progesterone, che si può instaurare anche a causa di una ipercortisolemia (per esempio da stress cronico).


L'equilibrio corporeo è gestito costantemente da un insieme di ormoni: questi determinano le varie funzioni e risposte biologiche, e oltre a questo provvedono ai nostri ritmi vitali (basti pensare alla ghiandola pineale, che dirige e sovrasta tutti i meccanismi ormonali scandendo i nostri ritmi circaniani e circadiani).
Sono gli ormoni i responsabili degli accumuli adiposi così ostinati e così localizzati in determinate regioni corporee. Ognuno di noi presenta una distribuzione degli accumuli differente, appunto perché su di noi giocano meccanismi ormonali e recettoriali diversi, alcuni dei quali possono essere prevalenti in alcuni morfotipi con conseguenti sintomatologie e manifestazioni, derivanti da tale predominanza, che spesso attribuiamo ad altre cause e che quindi non riusciamo a risolvere.


Altro esempio di importanza degli equilibri ormonali: nella mia personale esperienza, molti pazienti (almeno il 50%), giunti all’osservazione per problematiche di sovrappeso correlate ad alcune disfunzioni fisiologiche, dopo la misurazione della temperatura corporea al risveglio (secondo una precisa metodica standard, eseguita per tre mattine consecutive), hanno riportato temperature indicative di uno stato di ipotiroidismo “sub-laboratoristico” (inferiore ai 36,5°C). A questo punto non possiamo pensare a un piano “dimagrante” completo e funzionale se non valutiamo lo stato ormonale specifico del paziente, studiandone anche il fabbisogno aminoacidico. Per esempio quello di tirosina, importante aminoacido che contribuisce al buon funzionamento della ghiandola tiroidea, contenuto in alcuni cibi come determinati tipi di pesce (baccalà). Altro esempio l’arginina, con azione positiva sulle gonadi, contenuta in molluschi, tonno, noci del Brasile.
Valutando complessivamente tutti questi aspetti si migliora non soltanto lo stato estetico, ma anche la salute e il lifestyle del paziente. Spesso vi sono sintomi vari che non riescono a essere risolti dal paziente nel corso del tempo, nonostante terapie farmacologiche prettamente “sintomatiche”.

Un esempio classico è la condizione di “stanchezza surrenale”. Quest’ultima porta a una serie di manifestazioni che vanno dai disturbi del sonno al catabolismo muscolare (paziente giovane atletico, dieta regolare, ma “non riesco a mettere su muscoli”), passando per sintomi aspecifici come per esempio la minzione frequente o processi di aging precoce. Si tratta di fattori da valutare con estrema importanza, sui quali possiamo agire attraverso un’alimentazione mirata e “funzionale” e metodiche specifiche. C’è da dire che non apportando i giusti nutrienti, ed eccedendo invece con il “food intake”, viene da sé che si manifestino più frequentemente questi squilibri.


Quest’ultimo punto ci rimanda a un’altra annosa questione: l’acidificazione che si produce all’interno del nostro organismo per via di una dieta scorretta, sbilanciata a favore dei carboidrati raffinati e penalizzando proteine, grassi buoni e cereali integrali. Siamo nell’era del junk food e dell’industriale, del cibo processato e lavorato. Se poco o nulla di genuino rimane sulle nostre tavole è tutta salute che se ne va via!
Un ambiente acido a lungo andare porta alla compromissione del funzionamento enzimatico, ormonale e mitocondriale, con processi di aging più rapidi e consistenti e stati di infiammazione che, cronicizzandosi, predispongono allo sviluppo di vari tipi di patologie.


Le nostre circonferenze e il nostro peso, pertanto, rispondono a una serie di variabili.

È vero che alla base di tutto c’è la genetica. Ma è da sottolineare che non siamo solo i geni di cui siamo stati corredati: su di noi giocano in modo determinante tanti fattori “fenotipici” e ambientali, che possono cambiare le nostre sorti.
In breve, non siamo predestinati: possiamo decidere il nostro futuro con le nostre scelte, sia a tavola che nella vita quotidiana in generale, ed è ciò che ci dice l’epigenetica.
Questo concetto è ciò che vorrei passasse a tutti i miei pazienti: non dobbiamo “fare la dieta”, semmai dobbiamo vivere in salute!
Non si ha mai voglia di cominciare un percorso nuovo e talvolta molto diverso dal nostro stile di vita abituale, ma buona parte della riuscita finale sta anche nella comprensione di quanto stiamo rischiando in termini di salute e di longevità oltre che, perché no, di estetica. Se per ogni chilo di grasso in più sviluppiamo un Km di capillari in più (con tutte le relative conseguenze a livello cardiovascolare), abbiamo già un’idea di quanto sia importante intraprendere un percorso di “lifestyle medicine”.

Tutto parte dalla mente.

Quindi prima di tutto occorrono fiducia nel percorso e motivazione. Solo iniziando da questa base otterremo ciò che inizialmente ci sembra impossibile da raggiungere: peso e circonferenze corporee ridotte, nuove sane abitudini e una prevenzione attiva contro il rischio di sviluppare determinate patologie.
Il percorso comincia con due strumenti essenziali: una bilancia e un metro. E, perché no, da una figura disposta a seguire il paziente durante tutto l’intero percorso – non importa quanto articolato esso sia: perché contano i risultati, la voglia di star bene con se stessi e assicurarsi un futuro in salute e in forma.

Dott.ssa Silvia Sanfilippo


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