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La verità sull’Osteoporosi: non dipende solo da menopausa e invecchiamento

pubblicato il 28/03/2019 | #osteoporosi #terapie #mtb

osteoporosi e analisi composizione corporea

di Federica Pagliarone, giornalista scientifica

Malattia dell'apparato scheletrico, l’osteoporosi colpisce milioni di persone nel mondo (22 milioni di donne e 5-6 milioni di uomini) e comporta una fragilità e demineralizzazione del tessuto osseo, che genera fratture (più di 400.000 l’anno), a loro volta fonti di dolori, patologie e mortalità. È un’epidemia silenziosa quella dell’osteoporosi, ed è in vertiginoso aumento: +22,4% di casi di fratture da fragilità ossea entro il 2030, dice il rapporto della IOF (International Osteoporosis Foundation).

Fondamentale la prevenzione, con uno stile di vita attivo e un corretto intake di calcio e vitamina D grazie ad un adeguato consumo di prodotti lattiero-caseari. In genere, nelle donne dopo la menopausa e negli anziani, l’osteoporosi è il più frequente fattore predisponente alle fratture, che colpiscono perlopiù femore, colonna e polso, anche se di fatto possono interessare qualunque osso. Alcune fratture poi determinano disabilità permanenti, specialmente quelle a carico dell’anca.

Osteoporosi e alterazioni della composizione corporea

Anche se molti sono erroneamente convinti che l’osteoporosi sia un aspetto inesorabile del processo di invecchiamento, è ora opinione degli esperti che sia ampiamente prevenibile. Sebbene fino ad oggi infatti sia stata vista come una patologia che concomitava e conseguiva a condizioni come la menopausa e l’invecchiamento, attualmente gli orientamenti stanno cambiando e il Gruppo Monti Salute Più, alla luce delle scoperte che si stanno facendo in psico neuro endocrino immunomodulazione, ha compiuto numerosi studi su questa patologia. Recentemente l’osteopenia e l’osteoporosi vengono viste in un quadro più ampio di alterazioni della composizione corporea andando a controllare anche i parametri del muscolo e del tessuto adiposo. In questa visione d’insieme è stata delineata una nuova sindrome definita come obesità osteosarcopenica (O.S.O.) che è caratterizzata dalla concomitante perdita della massa ossea, massa muscolare e dall’aumento del tessuto adiposo bianco, in particolare quello ectopico come l’IMAT (grasso infiltrato intramuscolare).

“L’esame per la diagnosi e il monitoraggio dei disturbi dell’osso, - spiega il dott. Rosario Coco, medico del Gruppo Monti Salute Più - è la Dexa: un esame che non può essere ripetuto frequentemente poiché esporrebbe a dosi di radiazioni eccessive. Oggi però disponiamo di una nuova strumentazione, la BIA ACC della Biotekna, presente nel nostro centro Antalgik di Mestre, che permette di eseguire una misurazione del tessuto osseo total body insieme ad una misurazione dettagliata del muscolo e del tessuto adiposo, utilizzando correnti elettriche a bassissima intensità. Un altro aspetto estremamente positivo di questo tipo di apparecchiatura è la capacità che possiede di definire in maniera molto precisa le sotto-componenti minerali di cui si compone il tessuto osseo come il calcio, il magnesio, i fosfati, i bicarbonati. Infatti, la carenza minerale, che comporta poi l’insorgenza di una delle forme di disfunzione dell’osso, può interessare uno o più componenti prima elencate”.

Gli studi che si sono condotti in questi ultimi anni, inoltre, hanno evidenziato che l’osso svolge, tra le varie funzioni, anche quella importantissima di sistema regolatore del pH dei liquidi corporei presenti nel sangue e negli spazi extracellulari. Il nostro corpo per funzionare in maniera ottimale deve mantenere questo parametro tra un valore di 7,3 e 7,4, e tutto ciò che minaccia la persistenza di questo parametro entro i limiti, attiva quelli che vengono soprannominati sistemi tampone.

“A dimostrazione dell’enorme importanza del mantenimento di questo valore entro i limiti, - afferma l’esperto - vi sono tre sistemi di protezione che entrano in azione in successione: respiratorio, renale e osseo. Minacce in questo senso, possono giungere dalla nutrizione, quando è carente di alimenti basici come la frutta e la verdura ed eccessivamente sbilanciata verso l’introduzione di alimenti che alla fine del loro processo digestivo, inducono la produzione di residui acidi. Altra minaccia importante giunge dalla presenza di uno stato di stress cronico persistente.

La conoscenza della composizione corporea per la prevenzione

Le strategie nutrizionali da adottare, coinvolgono primariamente uno degli organuli più importanti delle cellule, il mitocondrio, il che permette di migliorare l’efficienza di questo organello, riducendo la produzione di scarti acidi, da una parte aumentando l’ossidazione dei grassi, dall’altra diminuendo la produzione di radicali liberi. Per quanto riguarda lo stress cronico, è importante la misurazione e la definizione degli effetti dannosi sui vari tessuti come il tessuto osseo, il tessuto muscolare ed il tessuto adiposo. L’effetto finale sul tessuto osseo sarà la progressiva riduzione della perdita minerale. Ovviamente, all’interno di questo approccio terapeutico, deve essere inclusa anche l’attività fisica, che è nota per essere in grado di migliorare la struttura ossea durante tutto l’arco della vita, diminuendo così il rischio di fratture.

Concludendo, la conoscenza delle alterazioni delle componenti principali della composizione corporea offre un notevole vantaggio in termini di prevenzione: sapere se il soggetto ha una carenza di minerali ossei, una diminuzione della massa muscolare, un eccesso di massa grassa o una combinazione di più parametri alterati, permette di comprendere quali saranno le migliori strategie di intervento per evitare lo sviluppo dell’obesità osteosarcopenica. Uno stile di vita corretto, che preveda un’attività fisica specifica regolare, una nutrizione adeguata ed un’opportuna supplementazione può migliorare significativamente la struttura ossea a qualsiasi età e prevenire il rischio di fratture e di complicanze.

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