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Genoma o connettoma: il nostro “io” da chi è costituito?

pubblicato il 12/03/2019 | #rcr #riabilitazione #mtb

genoma mappa della vitaA cura di Federica Pagliarone, giornalista scientifica

Il 26 giugno del 2000, in una conferenza stampa alla Casa Bianca, Bill Clinton e Tony Blair hanno annunciato al mondo il raggiungimento di un traguardo unico: il completamento della sequenza del genoma umano, della “mappa della vita” come la definì lo stesso Clinton.

Dunque, la fine del secolo scorso, dal punto di vista della conoscenza, è stata dominata certamente dalla biologia, e nello specifico dalla genetica. La rivoluzione molecolare è iniziata nel 1953 con la descrizione della struttura della doppia elica del DNA, facendo acquistare alla biologia il ruolo di scienza non solamente descrittiva ma quantitativa e rispettabile, al pari della fisica. Le ricerche condotte a partire dalla fine degli anni ’80 hanno poi evidenziato il ruolo dei geni in centinaia di malattie e il finanziamento milionario con cui è stato condotto il Progetto genoma ha dimostrato la fiducia che anche la politica riponeva nella biologia.
Nel 2000 il raggiungimento di una medicina realmente personalizzata sembrava quindi una realtà imminente. Le promesse del genoma davano ad es. la speranza di sviluppare nuove terapie per malattie incurabili, come il cancro e l’Alzheimer. Purtroppo però negli anni successivi questa rivoluzione non si è avverata, almeno non in questi termini: non è successo granché, a parte la scoperta molto chiacchierata dell'effettivo numero dei geni del nostro genoma. Infatti non è stata trovata nessuna cura per il cancro o per la malattia di Alzheimer, così come non è stata migliorata la condizione delle persone affette dal diabete o da altre malattie molto diffuse, tutte cose queste che erano state promesse e sbandierate.

Le teorie sul funzionamento del cervello

Da allora le neuroscienze hanno fatto molta strada, soprattutto grazie allo sviluppo di tecniche di indagine sempre più precise e affidabili con cui è possibile rilevare e misurare l’attività dei neuroni in estremo dettaglio. Questo progresso nella tecnica è andato di pari passo con l’affinamento delle teorie sul funzionamento del cervello per tutta la durata della nostra vita e di tutto quello che ne consegue, comprese le influenze dell’interazione con l’ambiente che ci circonda.

Una delle più recenti teorie del neuroscienziato Sebastian Seung chiama in causa il connettoma cerebrale: una mappa comprensiva delle connessioni neurali di un soggetto che ne rappresenta l'identità esperienziale, in poche parole, lo studio di tutte le connessioni nervose della persona umana comprendenti i neuroni, i neurotrasmettitori e i recettori.

A differenza del genoma, cioè dell’intera sequenza dei nucleotidi del DNA (le «lettere» della molecola della vita), il connettoma di ogni individuo cambia per tutta la vita, data la grande plasticità del cervello e il suo notevole potenziale di apprendimento. Le esperienze cambiano, dunque, le connessioni tra i neuroni, creando cambiamento e apprendimento.

A voler essere precisi, anche il genoma può variare; basta pensare per esempio alle mutazioni cancerogene, ma la variabilità sperimentata dal connettoma, al confronto, è estremamente più elevata. E non potrebbe essere altrimenti, visto che riguarda tutte le sinapsi che si formano tra i miliardi di neuroni del nostro cervello, per un numero totale di connessioni un milione di volte superiore alle lettere del genoma.

Questa rete di connessioni cambia costantemente nel tempo attraverso quelle che gli scienziati chiamano «le quattro R»: i neuroni adattano o «ripesano» le loro connessioni rinforzandole, oppure indebolendole; o ancora si riconnettono creando ed eliminando sinapsi; riformano i circuiti facendo crescere e ritraendo le ramificazioni, senza dimenticare la creazione di nuovi neuroni e l’eliminazione di quelli esistenti attraverso la rigenerazione.

Questa frenetica attività è alla base delle differenze individuali che osserviamo nel bene e nel male, ovvero anche in casi patologici come i disturbi mentali.

Oggi quindi gli studiosi affermano che l'io di ognuno di noi non è legato al genoma bensì al connettoma perché è il sistema nervoso generale periferico che esprime la reattività, le attività, le emozioni e l'intelligenza di ogni essere umano. Ogni persona ha 100 miliardi di neuroni, che con le loro sinapsi creano un percorso di circa 350 km. Le sinapsi a loro volta gestiscono milioni e milioni di neurotrasmettitori, mentre i recettori propri delle capsule articolari sono milioni e milioni: alla base del nostro vivere, della nostra capacità relazionale, della longevità e della nostra morte, c'è proprio questa rete di connessioni.

Che cos'è il metodo RCR?

Ed è proprio partendo da queste teorie così innovative, che il Gruppo Monti Salute Più ha elaborato un sistema denominato RCR (riabilitazione delle catene recettoriali) attraverso il quale vengono attivate tutte le catene neurali, da quelle periferiche delle capsule articolari fino ad arrivare a quelle del midollo osseo, dei midollo spinale e dei neuroni encefalici (neurotrasmettitori).
Il metodo RCR infatti trova una vasta applicazione non solo nella riabilitazione classica, ma anche in un campo che costituisce una vera e propria nuova frontiera di applicazione.

Questo ad esempio può essere un primo sistema attraverso il quale si possono combattere vari tipi di dolore perché non bisogna dimenticare che i dolori vengono codificati dal cervello. Non solo, ma attraverso la stimolazione delle catene recettoriali o neurali si possono attivare milioni di sinapsi che, a causa di stress o blocchi biochimici o biofisici non funzionano più, tanto che i neurotrasmettitori non sono più attivi e varie zone dell'organismo rimangono bloccate nonostante si effettuino numerose ed inutili terapie.

Una terapia all'avanguardia per la demenza senile

Ma quello che è più stupefacente nell'esaminare il connettoma, e quindi il sistema neuronale nel suo complesso, è dato dalla plasticità del cervello grazie alla quale si può arrivare a ricreare i neuroni venuti a mancare nell'encefalo e a rinforzare così il proprio sistema reattivo e relazionale. Grazie al metodo RCR, se fatto correttamente secondo le regole dell'anatomofisiologia, si può bloccare e fare regredire anche la demenza senile (che non va confusa con l’Alzheimer), infatti in questa affezione si riscontra la perdita di milioni di neuroni. Ecco allora l'importanza di seguire una terapia all'avanguardia e uno stile di vita corretto attraverso cui poter ricreare queste catene neurali.

Nello specifico inoltre, le vasculopatie periferiche, le alterazioni dell’asse cardioencefalico e i deficit cognitivi sono tre affezioni interdipendenti che possono essere curate o prevenute con un apposito training. Le alterazioni circolatorie o posturali degli arti inferiori sono spesso la manifestazione o la causa di patologie più profonde che riguardano complessivamente il sistema cardio-cerebro-vascolare; a loro volta queste disfunzioni condizionano il volume di sangue (e quindi di nutrienti, metaboliti e ossigeno) fornito al cervello, causando nel tempo un decadimento neuronale e cognitivo.

Non solo, ma le disfunzioni vascolari legate ai processi stenotici e alle placche ateromatosiche/aterosclerotiche delle vie carotidee riducono il diametro delle arterie collegate direttamente al cervello, e conseguentemente riducono il flusso sanguigno generando un decadimento della conoscenza e della memoria e un invecchiamento precoce della mente. Senza contare che queste placche, distaccandosi, possono portare a emboli dei vasi cerebrali e ictus.

L'esclusivo ed innovativo metodo RCR si basa quindi su una reazione a catena che trova il suo inizio nell’esercizio fisico, mirato alla stimolazione scientifica delle 4 tipologie di recettori presenti nelle capsule articolari e differenziato proprio in base alle diverse tipologie. Il training può poi essere integrato da altre prestazioni: balneoterapia termale, circuit training, terapie strumentali. Centrale infine il ruolo della nutrizione che, condizionando il metabolismo, può incidere in profondità sulla plasticità dei circuiti cerebrali.

 

Maggiori informazioni sulle cure

Network riabilitativo, chinesiterapico e termale

 

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