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pubblicato il 28/06/2016 |

Di Giambattista Miglionico ( medico chirurgo - Bologna)

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Come fa il nostro corpo a rispondere sempre nella maniera migliore alle continue sollecitazioni che riceve dal mondo esterno? Ve lo spieghiamo con dovizia di particolari


La postura può essere definita come il modo di porsi di un soggetto rispetto all'ambiente che lo circonda. La postura è detta “statica” quando il soggetto è fermo o anche in condizione di riposo, oppure “dinamica” quando è in movimento.
Alla realizzazione dell’equilibrio posturale così definito partecipano diversi sistemi fisiologici, che vanno dalla corteccia cerebrale al cervelletto, ai recettori visivi e uditivi, agli esterocettori di tatto e di pressione del palmo della mano e della pianta dei piedi, ai propriocettori delle capsule articolari, dei tendini e dei muscoli, fino agli enterocettori dei visceri.
Chi è lo specialista della postura cui rivolgersi?
La posturologia è una scienza multidisciplinare che coinvolge diverse branche della medicina e in particolare quella della medicina fisica e riabilitativa. In ogni caso sono diversi gli specialisti che possono intervenire in caso di postura alterata: ortopedico, fisiatra, dentista, reumatologo, algologo, neurologo, oculista, otorino, ecc. Qualsiasi alterazione, anche di uno solo dei meccanismi neurosensoriali che contribuiscono all’acquisizione della postura corretta di un soggetto, può determinare un assetto posturale scorretto, con ripercussioni negative funzionali e dolorose.
Qual è l’organo più frequentemente coinvolto nelle disfunzioni posturali?
Una postura scorretta, soprattutto quando si protrae nel tempo, come accade con alcune attività lavorative e del tempo libero (computer, guida dell’auto, televisione, lettura, eccesso ponderale, carichi pesanti da portare), colpisce principalmente la colonna vertebrale con conseguente rachialgia diffusa (cervicalgia, dorsalgia e lombalgia).
Quali sono i sintomi più frequenti nei pazienti con assetto posturale scorretto?
Cefalea, senso di vertigine, acufeni e dolori riferiti all’orecchio, difficoltà e dolore nella masticazione, disturbi della vista e della motilità oculare, le rachialgie diffuse con o senza irradiazione del dolore agli arti superiori e inferiori, dolore alla gambe e ai piedi, problemi circolatori agli arti inferiori e rigidità articolari sono tutti sintomi che possono essere legati a una disfunzione del sistema posturale. Oltre ai sintomi, ci sono anche degli atteggiamenti corporei riconducibili ad alterazioni della postura. Ad esempio la colonna vertebrale e i piedi sono tra i sistemi più frequentemente coinvolti. Le curve fisiologiche della colonna vertebrale (cifosi dorsale e lordosi lombare soprattutto) possono appiattirsi o anche accentuarsi in condizioni posturali patologiche e possono diventare esse stesse responsabili di modificazioni posturali errate. In caso di curva più accentuata, il carico sul disco vertebrale è maldistribuito perché la pressione aumenta soprattutto su una piccola area del disco intervertebrale e può provocarne lo spostamento o la dislocazione del disco stesso (protrusione ed ernia discale). Se le curve fisiologiche invece si appiattiscono (rettilineizzazione del rachide), significa che siamo in presenza di una condizione di indebolimento della muscolatura posteriore e in questo caso il dolore insorge soprattutto quando il busto si flette in avanti, come ad esempio nella posizione seduta. Lo stress psichico, la sedentarietà, l' alimentazione inadeguata, i disturbi del sonno, le cattive abitudini di vita come l’abuso di fumo, di alcool e di droghe, possono modificare il tono muscolare della colonna sia in senso di rigidità sia in senso di rilassatezza, con conseguente perdita della forza muscolare e dell’equilibrio posturale e alterazione del corretto allineamento. A volte, la disfunzione posturale della colonna vertebrale può essere primitiva, cioè il difetto primario consiste in un’alterazione congenita del sistema mio-fasciale e muscolo-scheletrico, che coinvolgono la colonna stessa oppure riconosce alla base uno scorretto appoggio del piede.Proprio il piede, nello studio della biomeccanica, viene sempre più collegato alla funzionalità dei segmenti corporei sovrastanti e quindi un appoggio non corretto si ripercuote sulle articolazioni delle caviglie, delle ginocchia, delle anche e di tutta la colonna vertebrale. Le principali alterazioni statiche sul piano sagittale si dividono in quattro tipologie: soggetto con piede valgo (piano allineato, aumento delle curve), soggetto con piede piatto (piano scapolare posteriore), soggetto con piede misto (piano scapolare anteriore), soggetto con piede cavo: piano allineato, diminuzione delle curve. Nella deambulazione, il piede acquisisce il significato di “dispositivo ammortizzante” in grado di assorbire e neutralizzare le forze meccaniche e gravitazionali attraverso complessi movimenti elicoidali. Se il piede è inadeguato a svolgere questi movimenti, le conseguenze possono essere l’insorgere di patologie quali metatarsalgie, neuroma di Morton, spina calcaneare, callosità.
(Fonte: www.posturaedolore.it)

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